Andrea Trevisani

Direttore delle Politiche fiscale di Confartigianato Imprese.
Dottore commercialista e revisore ufficiale dei conti. È stato componente di numerose commissioni ministeriali, tuttora è membro della Commissione ministeriale degli esperti in materia di studi di settore.
Ha pubblicato numerosi articoli in materia tributaria per le riviste del settore.

Andrea Trevisani

Direttore delle Politiche fiscale di Confartigianato Imprese.
Dottore commercialista e revisore ufficiale dei conti. È stato componente di numerose commissioni ministeriali, tuttora è membro della Commissione ministeriale degli esperti in materia di studi di settore.
Ha pubblicato numerosi articoli in materia tributaria per le riviste del settore.

Presentazione

La Legge di Bilancio 2018 | Le novità Fiscali

 Mille centodiciotto, tanti sono i commi dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2018 in cui compaiono in ordine sparso e poco “scientifico” le numerose novità in materia fiscale.

Questa modalità di legiferare, peraltro ormai proposta da molti anni, rende sempre più difficoltoso per i contribuenti e per gli intermediari fiscali, che li assistono, anche la semplice ricerca delle disposizioni normative, le quali, una volta individuate, vanno puntualmente coordinate con quelle precedenti al fine di avere il quadro completo della situazione che (statene certi) con ogni probabilità, ancor prima della prossima legge di Bilancio, sarà oggetto di ulteriori modifiche. 

Ma l’interprete ha tanta buona volontà ed il gioco ad ostacoli tra una disposizione e l’altra è fortemente aiutato dal ricorso alle insostituibili banche dati. Queste ultime, purtroppo, non aiutano la corretta interpretazione delle disposizioni. In pratica: una volta collegati i vari richiami normativi ad altri testi in vigore, resta il problema di come interpretare la previsione normativa. Non solo, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un deciso peggioramento della qualità delle nostre leggi fiscali, spesso infarcite di imprecisioni e “vaghe” indicazioni. Per ovviare a questo inconveniente è quasi sempre necessario fare riferimento all’attività di interpretazione dell’Amministrazione finanziaria nonché all’apporto della dottrina. Un caso esemplare è rappresentato dalla modifica apportata al sistema di detrazione dell’IVA, introdotta dal decreto legge n. 50 del 2017, che ha modificato gli articoli 19 e 25 del D.p.r. n. 633 del 1972. Ebbene, senza la lettura delle disposizioni – comunitariamente orientata – fornita dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 1 del 2018, il termine per poter effettuare la detrazione dell’IVA (tralasciando l’incongruenza esistente fra i due articoli) si sarebbe notevolmente ridotto comportando, nei fatti, il venir meno del principio di neutralità dell’imposta. 

Di sovente, complessità e difficoltà interpretative sono accompagnate dall’introduzione di nuovi obblighi comunicativi a carico delle imprese, nella perversa logica che possiamo così sintetizzare: quante più informazioni sono messe a disposizione delle capienti banche dati dell’Amministrazione finanziaria, tanto più viene circoscritto il perimetro dell’evasione/elusione fiscale. Quel che traspare è anche una certa “schizofrenia” del legislatore nel modificare in modo repentino ed al di fuori di un qualsiasi intento programmatico scelte e priorità che fino a poco prima apparivano come nuovi “capisaldi”, comportando, inevitabilmente, ingenti oneri di adeguamento a carico delle imprese. Un chiaro esempio è rappresentato dall’introduzione, a decorrere dal 2017, della comunicazione dei dati delle singole fatture – in sostituzione del precedete “spesometro” – che, a distanza di due anni (dal 1° gennaio 2019) sarà “dismessa” e rimpiazzata dall’obbligo di fatturazione elettronica. Tutto questo ha comportato, il sostenimento di costi di adeguamento per approntare la comunicazione dati fatture che, inevitabilmente, stante le nuove disposizioni, appariranno inutili, senza contare che già si stanno calcolando gli ulteriori oneri per la gestione della fatturazione elettronica, i quali, verosimilmente, risulteranno ancor maggiori. Dall’amara considerazione appena fatta, sorge spontanea una domanda: a regime, un utilizzo trimestrale delle informazioni delle comunicazioni con incrocio dei dati non avrebbe avuto la medesima deterrenza della fattura elettronica? Se si voleva spingere verso la digitalizzazione del processo di fatturazione non era più coerente mantenere questo adempimento facoltativo, incrementando i benefici per coloro che intendevano aderivi? O forse l’introduzione della misura è servita unicamente per “quantificare” in circa 2 miliardi le presunte maggiori entrate scaturenti da una più efficace lotta all’evasione contribuendo in maniera decisiva a garantire le coperture necessarie agli interventi previsti dalla legge di bilancio 2018? 

Entrando nei contenuti di questa legge di bilancio, circa il 70% delle risorse è servito per disinnescare l’aumento dell’IVA e, quindi, ben poco sostanziosi sono stati gli stanziamenti a favore dello sviluppo e della competitività. Sviluppo e competitività che, in primis, non possono che essere il frutto di una riduzione della pressione fiscale per imprese e famiglie, la quale, nel 2018, si attesterà al 42,5% del PIL (restando di oltre un punto percentuale del PIL – 1,2% per la precisione) superiore a quella dell’Eurozona con maggiori oneri a carico dei contribuenti italiani per circa 20,8 miliardi di euro. 

Proprio sul versante della mancata riduzione della pressione fiscale, la manovra penalizza in maniera pesante le imprese personali (ditte individuali e società di persone), in quanto rinvia di un anno l’entrata in vigore della tassazione separata sul reddito d’impresa rispetto a quello dell’imprenditore o dei soci. Il rinvio comporterà una mancata riduzione dell’IRPEF, corrisposta nel corso del 2018, pari a circa 2 miliardi. Per ottenere il risparmio e la possibilità di tassare il reddito con le stesse modalità delle società di capitale, quindi al 24% per gli utili reinvestiti in azienda, sarà necessario attendere sino a giugno 2019. Sempre che non si progettino ulteriori slittamenti e/o proroghe! 

Con una manovra che “blocca” circa il 70% delle sue risorse per evitare l’incremento dell’IVA quali sono i principali interventi per favorire la competitività del Paese? 

Un primo capitolo importante è rappresentato dalla proroga (seppur con un depotenziamento di alcuni interventi) della detrazione per la riqualificazione energetica come pure delle ristrutturazioni edilizie. Positiva anche la nuova detrazione prevista per gli interventi che, congiuntamente, riducono il rischio sismico e riqualificano sotto il profilo energetico del condominio, come pure l’introduzione, sperimentale (solo per 2018) del cosiddetto “bonus verde”, che si concretizza in una detrazione IRPEF nella misura del 36%, su una spesa massima di 5.000,00 euro, dell’onere per la sistemazione a verde di aree scoperte private di abitazioni (anche condomini) e pertinenze e per la realizzazione di impianti di irrigazione, giardini pensili e di coperture a verde. 

Altro rilevante intervento, che va nella direzione di promuovere gli investimenti privati, è rappresentato dalla proroga, a tutto il 2018, della misura del super ammortamento (seppur ridotto nell’intensità che passa dal 40% al 30% del costo di acquisizione del bene ammortizzabile) e dell’iper ammortamento (che resta al 250% del costo). Collegato all’acquisizione di beni che possono beneficiare dell’iper ammortamento è stato previsto un nuovo credito d’imposta, pari al 40% delle spese relative al costo aziendale, del personale dipendente per il periodo occupato nella formazione svolta per acquisire/consolidare le conoscenze tecnologiche previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0. 

Anche la sospensione, operata per il 2018, dell’efficacia delle leggi regionali e delle deliberazioni degli enti locali che prevedono aumenti dei tributi e delle addizionali rispetto a periodo di imposta 2015 rappresenta una modalità che se non riduce, almeno contiene, i possibili incrementi di pressione fiscale. Un dato può essere utile per comprendere la portata di tale previsione normativa: se tutti gli enti locali avessero portato al livello massimo le aliquote IMU e TASI, in assenza di norma, il maggior onere per le tasche dei contribuenti sarebbe stato di circa 900 milioni di euro.

Oltre a quelle sommariamente ricordate, di un’altra miriade di norme a contenuto fiscale è infarcita la manovra per il 2018. Per cercare di capirne il senso ed avere un’esauriente descrizione del suo insieme, ritengo sia di grande “conforto”, la professionale ed approfondita analisi che hanno coraggiosamente portato avanti, gli Autori di questo volume. Senza dilungarmi oltre, lascio, pertanto, il lettore al suo “percorso”, consapevole che possa trovare un adeguato supporto per comprendere meglio tutte le misure della legge di bilancio nei paragrafi del libro.

Buona lettura.

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“Io affermo che quando una nazione tenta di tassare se stessa per raggiungere la prosperità è come se un uomo si mettesse in piedi dentro un secchio e cercasse di sollevarsi per il manico.”

– Sir Winston Churchill

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“Io affermo che quando una nazione tenta di tassare se stessa per raggiungere la prosperità è come se un uomo si mettesse in piedi dentro un secchio e cercasse di sollevarsi per il manico.”

– Sir Winston Churchill