Ulteriori importanti novità introdotte dall’ultima Legge di Bilancio, riconducibili all’eliminazione della discriminazione di genere e all’implementazione dell’uguaglianza sostanziale tra i sessi, riguardano l’introduzione nel D. Lgs. 198/2006 -il c.d. Codice delle pari opportunità tra uomo e donna- di due ulteriori commi all’art. 26 sule “Molestie e molestie sessuali“.

Il legislatore ha riconosciuto, infatti, più “ampie tutele alle lavoratrici ed ai lavoratori che denunciano discriminazioni per molestia o molestia sessuale”.

Nel nostro ordinamento non esiste, dal punto di vista penalistico, una norma che punisce il mobbing o le molestie, senza contatto fisico, sul posto di lavoro.

In Francia, ad esempio, la legge prevede una specifica figura di reato, relativa al mobbing intitolata “Harcélement moral” che sanziona “il molestare un’altra persona tramite intenzioni o comportamenti ripetuti aventi per oggetto o per effetto una degradazione delle condizioni di lavoro suscettibili di ledere i suoi diritti e la sua dignità, di alterare la sua salute fisica o mentale o di compromettere il suo avvenire professionale“.

Stante l’assenza di una precisa incriminazione, tuttavia, con la Legge di Bilancio, il Legislatore ha rinforzato, dunque, le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori vittime di discriminazioni, mobbing e molestie di genere, introducendo il divieto di licenziamento dopo una denuncia per molestie (art. 1, comma 218), tentando di arginare il fenomeno di coartazione e di abuso psicologico che spesso le lavoratrici subiscono e che non denunciano per timore di subire ripercussioni gravi, quali il licenziamento.